Tuesday, October 29, 2013

Chi è Gino?


Mi è piaciuto il film Lamerica, soprattutto il personaggio di Gino. Credo che non sia possibile definirlo in una frase. All’inizio del film, pensavo che io capissi la sua personalità, perché la sua natura è mostrata dalle sue azioni, la maniera in cui parla con gli altri, ecc.. Penso che sia la stessa cosa nella realtà e la maggioranza delle persone crede che dovrebbe considerare come una persona parla o veste per giudicarla. Per esempio, in molte scene, Gino dice sempre “Sono italiano! Sono italiano!” perché, per lui, questo fatto dovrebbe differenziare lui dagli albanesi. Gino è anche orgoglioso delle sue cose materialiste, come la sua macchina, che diventa un’attrazione per gli giovani albanesi sulla strada.  Lui participa anche nel piano corrotto con Fiore, e vede Spiro solo come un pezzo semplice del questo progetto—una persona chi lui può usare e poi lasciare. Ma non è così facile, e lui deve affrontare molti ostacoli che lo testano.

Mentre pensavo, all’inizio, che Gino fosse molto materialista, manipolitario, e un po’ egoista, quando il film è finito, ho realizzato che il film è  un modo di rivelare il personaggio di Gino, non la persona che lui pensa che sia. Per esempio, in una scena con Spiro all’albergo, non è cattivo e non dice che Spiro è pazzo perché Spiro pensa che sia solo due o tre anni dopo la guerra, e di fatto, Gino chiede com’è il bambino di Spiro, quanti anni ha adesso, e gli dà il cibo. Quando Gino perde le cose materialiste, e deve vivere in un modo più difficile—un sorso della vita per molti albanesi—il suo innocenza è rivelata, e la sua percezione di sé è rotta. Il film non mostra il futuro di Gino, ma cosa pensate farà? Chi sarà?

Tuesday, October 22, 2013

Lo Stile di Sulce


Pensavo che un punto particolare che è stato fatto da Francesca durante la nostra lezione fosse molto interessante. Come ha detto Francesca, lo stile di Sulce è molto diverso, e quando paragoniamo i libri di Sulce e Ammendola, è ovvio che Ammendola offre più dettagli della sua vita. Penso che sia più difficile fare le connessioni fra i capitoli di Sulce. Come discutevamo durante la lezione, ci sono le idee più filosofiche nel libro di Sulce, e lei si concentra sulle immagini figurativi—non i piccoli dettagli logistici della sua immigrazione. Perché organizza Sulce il suo libro in questa maniera?

Penso che i capitoli piccoli offrano Sulce l’opportunità di usare alcuni momenti speciali dalla sua memoria per obbligare i suoi lettori a creare le connessioni fra le idee diverse per capire la sua esperienza. Per esempio, mentre Sulce non dice direttamente che è albanese o la ragione per cui si è immigrata in Italia, si può vedere alcune ragioni possibili perché lei sarebbe partita il suo paese. Lei descrive come, in Albania, l’accessibilità di aqua, l’elettricità, il telefono, ecc. è molto limitata, e le persone vivono negli condizioni che non sono ideali. Un’altra cosa che volevo dire è che lo stile di Sulce è una riflessione del suo parere della memoria. Non possiamo scegliere i ricordi che abbiamo—i ricordi con la più forza rimangono. Per questo, i ricordi inclusi da Sulce nel suo libro sono un tipo di collage che rappresenta le emozioni della sua infanzia e la sua esperienza dell’immigrazione.

Wednesday, October 16, 2013

Le "inevitabili contraddizioni"


Volevo parlare di un’idea che è stata discussa nel primo articolo che abbiamo letto per la nostra lezione oggi. Il giornalista ha detto che la legge di ius sanguinis produce “inevitabili contraddizioni,” perché in Italia, è possibile che una persona, chi è considerata un cittadino, non ha mai vissuto in Italia, mentre uno “straniero”, chi è nato in Italia, parla la lingua, e condivide i valori italiani, non ottiene la cittadinanza automaticamente. Penso che questa contraddizione sia molto interessante, perché quando provo a definire che cosa vuol dire essere italiana o americana, credo che le cose culturali siano più importanti della connessione di sangue o etnia. Questa contradizione non esiste solo in Italia. Per esempio, negli Stati Uniti, valorizziamo l’idea dell’accettazione e l’uguaglianza, ma ci sono molte persone con il parere che gli Stati Uniti dovrebbe essere un paese che protegge gli interessi degli americani, e non vogliono accettare gli stranieri perché, come alcuni pareri dei commenti sugli articoli, pensano che il benessere degli immigranti regolari (non clandestini) e i cittadini dovrebbe essere considerato la massima priorità. Penso che la gente voglia mantenere i suoi valori ideali senza il riconoscimento delle contraddizioni che sono state create dalle sue azioni. È ovvio che questa situazione non ha una soluzione facile. Mi piace l’idea di un processo dell’intergrazione che potrebbe essere implementato nelle scuole italiane, ma sembra che sarebbe difficile creare questo tipo di sistema perché ci sono molti problemi che possono emergere durante il processo legislativo.

Monday, October 7, 2013

Una Prospettiva Unica


L’intervista con Ammendola, che mi è piaciuta molto, ha migliorato la mia conoscenza del suo libro, e anche mi ha dato delle nuove domande che non ho mai considerato prima di guardare questa conversazione. Volevo parlare un po’ del sogetto del punto di vista da cui Lei, Che Sono Io è stato scritto. Nella prima parte del libro, Ammendola usa una voce che rappresenta i bambini per mostrare le esperienze dell’infanzia per un figlio dell’immigrazione. Come l’intervistatore ha detto, lo stile e la voce della prima parte sono molto diversi dalla seconda parte, in cui Ammendola descrive le sue espereienze che ha avuto in Italia.

Con la voce innocente e i gesti semplici, Ammendola mostra come gli aspetti negativi della dittatura in Argentina infiltrano le infanzie dei bambini. Per esempio, nella scena in cui Ammendola descrive le leggi nuovi, come il copriofuoco, e le regole rigide della scuola, si può vedere come i bambini crescono in un ambiente che non li mai offre una spiegazione per i cambiamenti. I bambini imparano dagli adulti circostanti, e per questo, loro diventano una parte del sistema del paese quando non capiscano la ragione per cui le cose sono così. Questo può diventare pericoloso in un ambiente tossico, come le aree in Italia in cui i bambini e i figli sono esposti agli sentimenti razzisti o gli stereotipi. Per esempio, nel mio articolo di Graziella Favaro, lei descrive come gli adulti italiani non scelgono le scuole con un numero significativo degli stranieri perché pensano che gli stranieri siano sporchi e non abbiano buona salute. Per questo, i figli italiani capisono che sono diversi dagli studenti stranieri, ma non capiscono perché. È una situazione sfortunata, e penso che le prospettive dei bambini abbiano un valore che gli adulti non sempre capiscono.