L’intervista con
Ammendola, che mi è piaciuta molto, ha migliorato la mia conoscenza del suo
libro, e anche mi ha dato delle nuove domande che non ho mai considerato prima
di guardare questa conversazione. Volevo parlare un po’ del sogetto del punto
di vista da cui Lei, Che Sono Io è
stato scritto. Nella prima parte del libro, Ammendola usa una voce che
rappresenta i bambini per mostrare le esperienze dell’infanzia per un figlio
dell’immigrazione. Come l’intervistatore ha detto, lo stile e la voce della
prima parte sono molto diversi dalla seconda parte, in cui Ammendola descrive
le sue espereienze che ha avuto in Italia.
Con la voce
innocente e i gesti semplici, Ammendola mostra come gli aspetti negativi della
dittatura in Argentina infiltrano le infanzie dei bambini. Per esempio, nella scena
in cui Ammendola descrive le leggi nuovi, come il copriofuoco, e le regole
rigide della scuola, si può vedere come i bambini crescono in un ambiente che
non li mai offre una spiegazione per i cambiamenti. I bambini imparano dagli
adulti circostanti, e per questo, loro diventano una parte del sistema del
paese quando non capiscano la ragione per cui le cose sono così. Questo può
diventare pericoloso in un ambiente tossico, come le aree in Italia in cui i
bambini e i figli sono esposti agli sentimenti razzisti o gli stereotipi. Per
esempio, nel mio articolo di Graziella Favaro, lei descrive come gli adulti
italiani non scelgono le scuole con un numero significativo degli stranieri
perché pensano che gli stranieri siano sporchi e non abbiano buona salute. Per
questo, i figli italiani capisono che sono diversi dagli studenti stranieri, ma
non capiscono perché. È una situazione sfortunata, e penso che le prospettive
dei bambini abbiano un valore che gli adulti non sempre capiscono.